Accessibility Act 2025, e-commerce: cosa cambia?

Accessibility Act 2025, e-commerce: cosa cambia?

Accessibility Act 2025, e-commerce: cosa cambia?

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European Accessibility Act, il calendario parla chiaro: dal 28 giugno 2025 i prodotti e i servizi informatici devono rispettare diversi requisiti di accessibilità.

Oltre a un obbligo normativo, la direttiva europea è anche un’opportunità di business. In questo articolo facciamo il punto della situazione. 

European Accessibility Act (EAA): cos’è la direttiva UE sull’accessibilità

L’EAA – acronimo che sta European Accessibility Act – è la direttiva europea 2019/882 che introduce, a livello comunitario, regole relative all’accessibilità digitale per gran parte delle aziende private.

L’accessibilità è il grado con cui prodotti, sistemi (…) possono essere usati da una popolazione con un ampio spettro di esigenze, caratteristiche e capacità per raggiungere specifici obiettivi in uno specifico contesto d’uso. (ISO 9241-11)

A differenza della direttiva UE 2016/2102, che regolamentava l’accessibilità di siti e app degli enti pubblici, l’EAA si rivolge ai prodotti e ai servizi digitali offerti dal mondo privato.

L’Accessibility Act, infatti, riguarda hardware e software come terminali self-service per i pagamenti, home banking, e-book e servizi di commercio elettronico (e-commerce).

…ma una legge sull’accessibilità non c’era già?

Sì, perlomeno in Italia. Ora facciamo un po’ di ordine.

La prima a sbarcare nell’ordinamento giuridico nazionale fu la Legge 4/2004 (nota come Legge Stanca), che rese l’accessibilità dei servizi digitali un obbligo per diversi soggetti.

Oltre ad aziende, organi ed enti della Pubblica Amministrazione, nel 2020 il testo fu integrato con un Decreto Legge che incluse anche le imprese private con un fatturato medio triennale superiore a 500 milioni di euro.

La legge – il cui mancato rispetto si traduce in una sanzione pecuniaria fino al 5% del fatturato – si consolidò nel quadro giuridico con l’attuazione del D.Lgs. 106/2018, che recepì la già citata Direttiva UE 2016/2102, uniformando a livello comunitario gli obblighi di accessibilità per le PA. 

Sintesi normative nazionali ed europee su accessibilità digitale

La direttiva europea relativa all’Accessibility Act e il Decreto Legislativo 82/2022 che l’ha recepita da luglio 2022, chiudono il cerchio delle persone giuridiche obbligate all’accessibilità digitale.

Dalla fine di giugno 2025 tutte le aziende private devono rispettare specifici requisiti di accessibilità; obblighi che riguardano non solo i servizi, ma per la prima volta anche i prodotti digitali.

Le sanzioni per il mancato rispetto della Direttiva Europea sull’Accessibilità digitale sono regolate dai singoli paesi comunitari; in Italia, possono arrivare fino a 40.000 euro, che si sommano alla già citata sanzione pari al 5% del fatturato previsto dal mancato rispetto della Legge Stanca.  

Perché una normativa sull’accessibilità digitale? Tra inclusività e opportunità

La ratio della normativa è innanzitutto riconducibile a indiscutibili esigenze di progresso sociale: garantire a ogni individuo un’adeguata fruizione di prodotti e servizi migliora la vita di tutte e tutti.

Accessibility Act 2025 data

Secondo l’OMS, infatti, in Europa, infatti, le persone con disabilità sono oltre una su quattro (135 milioni) e, di queste, il 65% si dichiara frenato all’acquisto da barriere di vario genere (Forbes).

Oltre a una necessaria questione di inclusività, è pertanto evidente come l’Accessibility Act, specialmente per gli e-commerce, porti con sé anche indubbie opportunità di mercato.

EAA 2025: la direttiva UE sull’accessibilità spiegata facile

Compreso che anche le aziende che vendono prodotti e servizi via e-commerce devono rispettare i dettami dell’Accessibility Act, concentriamoci ora su quali sono queste regole.

In estrema sintesi, le organizzazioni sono tenute al rispetto dei livelli di conformità A e AA delle WACG 2.1, linee guida sviluppate dal consorzio WWW contenenti una serie di raccomandazioni, con vari livelli di intensità, al fine di garantire esperienze web accessibili.

Quattro principi european accessiblity act 2025

I principi chiave su cui si basano le regole sull’accessibilità sono quattro.

La percepibilità impone contenuti percepibili da persone con disabilità sensoriali, l’operabilità tutela l’efficacia delle interazioni web senza l’uso del mouse.

Linguaggio semplice e layout chiaro sono frutto del terzo principio, quello della comprensibilità; la robustezza, infine, implica che prodotti e servizi digitali siano compatibili con gli strumenti assistivi utilizzati dagli utenti disabili.

Accessibility Act 2025: quali impatti per gli e-commerce?

Il lunghissimo elenco delle disposizioni per tipologia di contenuto è consultabile nel sito web contenente le WCAG 2.1. Di seguito abbiamo individuato alcuni interventi da considerare suddivisi per tipologia di contenuto tipicamente presente nelle pagine degli e-commerce.

Informazioni di prodotto e Accessibility Act

Le descrizioni testuali accessibili, incluse quelle alternative a contenuti multimediali (come gli alt-text delle immagini) dovranno essere sintetiche. Qualora servissero approfondimenti occorrerà fornire all’utente il collegamento a un’altra sezione, all’interno o all’esterno della pagina web.

In tema di contenuti testuali, inoltre, va segnalato che sarà obbligatorio tenere un registro degli interventi di ottimizzazione realizzati ai vari asset, consultabile in fase di eventuali audit dalle autorità preposte.

File audio e Accessibility Act

Ogni file audio deve essere accompagnato da alternative testuali e sottotitoli, ad eccezione degli audio alternativi a un contenuto testo. Gli utenti devono inoltre poter avere il pieno controllo del volume e della riproduzione del contenuto.

Immagini e Accessibility Act

Per le immagini le disposizioni più rilevanti indicano la necessità di un’alternativa testuale e che la fruizione non dipenda dall’orientamento dello schermo.

Video e Accessibility Act

Tra gli aspetti a cui fare più attenzione coi contenuti video rientrano: alternativa testuale, sottotitoli e un’audio descrizione della clip, oltre al controllo di volume e riproduzione come per i file audio.

Quali aziende sono esenti dall’European Accessibility Act?

Tra le deroghe di applicabilità della legge europea di accessibilità, rientrano alcuni casi:

  • micro-imprese: meno di 10 dipendenti e fatturato inferiore ai 2 milioni di euro annui
  • contratti di fornitura stipulati prima del 28 giugno 2025 come quelli con fornitori di CMS, plugin, soluzioni software o hardware (come POS o terminali); in questo caso, se la soluzione hw/sw risulta già in uso prima dell’EAA, può continuare a essere usata fino al 28 giugno 2030, a patto che non venga modificata.
benefici di un ecommerce accessibile

Quali sono i benefici dell’European Accessibility Act?

Rispettare le regole di accessibilità non è solo necessario per mettersi al riparo da sanzioni pecuniarie né è da considerare un mero orpello di inclusività.

In palio c’è il miglioramento delle condizioni di vita di una cospicua fetta della popolazione, oltre a benefici rilevanti per le aziende. 

In primis, per una questione matematica: più accessibili saranno gli e-commerce, più ampia sarà la platea di utenti potenziali da raggiungere efficacemente e maggiore quindi il volume di conversioni

Google, inoltre, premia pagine web dotate di immagini con alt-text oltre che con testi asciutti e ben organizzati (H1, H2…); d’altro canto, pagine poco accessibili, fanno lievitare il tasso di rimbalzo, penalizzando il posizionamento organico (SEO).

Gli sforzi in ottica accessibilità, inoltre, migliorano l’esperienza utente e, in generale, rafforzano l’immagine positiva del brand.

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Video e foto prodotti: il ruolo chiave in PDP e cataloghi

Video e foto prodotti: il ruolo chiave in PDP e cataloghi

Video e foto prodotti: il ruolo chiave in PDP e cataloghi

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In una vetrina digitale poche cose contano come video e foto prodotti. Perché? E come si fa ad avere la certezza che i cataloghi siano popolati da asset digitali di valore e performanti?

La correlazione tra media di qualità e conversioni

Quando si parla di cataloghi, sia nell’accezione più tradizionale del termine (cartacei o PDP) che in quella più attuale (PDP e PLP di siti e-commerce e marketplace), il minimo comune denominatore è il contenuto multimediale.

Ciò è in particolare vero online, dove le foto prodotti sono il faro che guida la customer journey per 3 acquirenti su 4 (Weebly). Nel web, il 60% degli acquirenti considera la qualità delle immagini il fattore più importante nelle loro decisioni d’acquisto (DeepImage).

Anche le clip fanno la differenza: la presenza di video di prodotto, infatti, può aumentare le conversioni di PDP e landing page dell’80% (Renderforest).

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Shooting prodotti: fotografo freelance o agenzia?

L’impatto di video e foto degli articoli sul business online rende centrale il ruolo dello shooting prodotti, processo con cui si realizzano i contenuti multimediali che rappresentano l’assortimento.

Una delle decisioni chiave, in particolare, è quella relativa all’affidamento dello shooting prodotti a un fotografo freelance o a un’agenzia professionale

Per piccoli progetti o campagne una tantum, la flessibilità – così come la personalità – di un fotografo freelance possono essere ottime alleate. Nel caso specifico di video e foto prodotti per PDP e cataloghi, però, è l’agenzia a rivelarsi l’unica soluzione valida.

5 motivi per affidare uno shooting prodotti a un’agenzia professionale

1. Approccio consulenziale

Affidando lo shooting prodotti a un’agenzia, lo scatto fotografico è il risultato di un flusso di lavoro che, sin dal brief, prevede il coinvolgimento di diverse figure professionali con esperienze multi-settoriali.

2. Qualità costante

Un’agenzia, specie se strutturata, dispone di set dedicati e replica in modo rapido le condizioni di shooting stabilite nel brief, anche in momenti diversi.

Ciò consente di realizzare foto e video di qualità costante e con caratteristiche coerenti nel tempo.

3. Mix di creatività e competenza

Il team di un’agenzia lavora ogni giorno su molteplici progetti, recependo insights sui trend del momento e sull’efficacia in termini di conversioni di determinate tipologie di scatti, capitalizzandoli nei nuovi brief in ottica di miglioramento continuo.

4. Zero costi sommersi

Il preventivo di uno shooting prodotti fornito da un’agenzia professionale include molto più che lo scatto in senso stretto.

Luci, attrezzature, spazi, post-produzione, velocità, oltre ai già citati know-how, sono risorse necessarie per video e foto prodotti di qualità; la cui assenza, può presentare conti salati in termini di customer experience.

O, spesso, nel caso di shooting realizzati da fotografi freelance, comparire solo in un secondo momento, un po’ come un iceberg quando la navigazione procede per il meglio.

5. Servizi aggiuntivi

A differenza di un fotografo freelance, un’agenzia va oltre le foto prodotti. Noi di WARDA, ad esempio, siamo partner di 1PHOTO, shooting agency con un’esperienza ventennale nel fashion & luxury.

Insieme, offriamo la soluzione completa per la gestione del catalogo prodotti, amplificando la qualità e l’efficienza dell’intero flusso di catalog management. 

1PHOTO & SeeCommerce: la soluzione completa per i tuoi cataloghi

L’obiettivo della nostra partnership con 1PHOTO è offrire ai brand più virtuosi una soluzione unica per creare, gestire e propagare i cataloghi.

I video e le foto prodotti ad altissima qualità realizzate da 1PHOTO, combinate alle prestazioni di Product eXperience Management di SeeCommerce, moltiplicano le performance di vendita su ogni canale digitale, elevando il ROI di qualsiasi PDP.

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Come funziona il flusso di video e foto prodotti 1PHOTO-SeeCommerce?

Una volta definito il brief, gli articoli – anche in più lotti di piccole dimensioni – vengono spediti ai professionisti di 1PHOTO che, dopo un controllo dei prodotti, realizzano video e foto prodotti in uno dei 20 set dedicati, negli studi fotografici di oltre 2.000 m2.

Il flusso di shooting e post-produzione è rodato: dopo la ricezione degli articoli, in pochissimo tempo i media vengono condivisi con il cliente e, in automatico, caricati nelle viste dei prodotti presenti nei cataloghi gestiti in SeeCommerce.

Dal nostro PXM ai touchpoint B2B e B2C, il passo è breve. Anzi, istantaneo, grazie alle API che connettono SeeCommerce ai marketplace e ai CMS degli e-commerce.

Senza dimenticare dei Brand Portal gestiti nativamente all’interno del nostro PXM: portali web 100% personalizzabili che rendono immediato lo scambio di media e dati di prodotto con qualsiasi stakeholder (come partner, sales e PR).

Benefici di una soluzione unica per gestire i cataloghi

Scegliere un flusso end to end di catalog management, significa moltiplicare sia i benefici derivanti da PDP con media di qualità che da cataloghi creati e propagati automaticamente.

Insieme, infatti, un PXM software e un’agenzia professionale di shooting di video e foto prodotti consentono di:

 

  • abbattere il time to market: minimizzando il lavoro manuale di varie attività, come la realizzazione, l’organizzazione e il caricamento online di video e foto dei prodotti o l’arricchimento e la traduzione delle schede prodotto

 

  • ridurre il numero di resi: grazie a PDP ricche sia di contenuti multimediali accurati oltre che di dati precisi, multi-lingua e coerenti in ogni touchpoint

 

  • elevare la customer experience: grazie a media di qualità e ottimizzati per rendere impeccabile ogni sessione web, potenziando le prestazioni SEO grazie a siti ed e-commerce leggeri e completi di ogni informazione necessaria.

Lascia che ti sveliamo le potenzialità del tuo flusso di gestione cataloghi

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Valuteremo insieme il flusso di gestione di dati, video e foto prodotti della tua azienda, ragionando su eventuali margini di miglioramento derivanti da un’ottimizzazione del flusso di gestione dei cataloghi: dallo shooting alla PDP.

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Product Syndication: cos’è e come funziona

Product Syndication: cos’è e come funziona

Product Syndication: cos’è e come funziona

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Nell’era dell’omnicanalità, la Product Syndication è un’alleata fondamentale in ottica di customer experience e time to market. In questo articolo analizziamo cos’è e come funziona.

Cosa si intende per Product Syndication

Product Content Syndication (acronimo di PCS) – o più brevemente Product Syndication – è il termine con cui si indica il flusso digitale automatizzato con il quale un’azienda distribuisce media e informazioni di prodotto di qualità verso i canali di marketing e di vendita. 

L’obiettivo della Product Content Syndication

Il processo di Product Content Syndication – supportato da software di Product eXperience Management come SeeCommerce – consente di aggiornare in automatico PDP e PLP dei cataloghi presenti sui vari touchpoint del brand.

Benefici offerti dalla Syndication di prodotto

La propagazione automatica di contenuti e dati è preziosa per ridurre il lavoro manuale di aggiornamento dei cataloghi prodotti, accorciando il time to market in modo rilevante, soprattutto nei casi di assortimenti ampi e con rotazioni frequenti.

I benefici riguardano anche la CX: come vedremo a breve, grazie a trasformazioni dinamiche, gli attributi di immagini e video vengono adattati in automatico ai vari touchpoint, garantendo a ogni utente una fruizione multi-canale sempre ottimale.

Una trasformazione che, a sua volta, si riflette anche sulle performance SEO globali e sulle prestazioni in ottica Web Core Vitals di siti web ed e-commerce. 

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Il ruolo dei software PXM nella Product Syndication

Orientata ai cataloghi dei vari touchpoint, la Product Syndication riguarda soprattutto due anime del patrimonio aziendale: dati e contenuti di prodotto.

Ecco perché un PXM software è la soluzione perfetta per supportare questo processo; a differenza di PIM e DAM, infatti, un tool di Product eXperience Management permette di governare informazioni e media di prodotto da un’unica soluzione, semplificando lo stack IT.

Di seguito le principali funzionalità di un software PXM a supporto della Product Syndication.

Media & data ingestion

La centralizzazione di contenuti multimediali e informazioni relative ai cataloghi è il primo step propedeutico alla Product Syndication.

SeeCommerce, ad esempio, grazie ad API semplici da implementare, dialoga efficacemente con tool come ERP, MDM e PLM, e supporta import massivi di ogni formato di file e dati. 

Naming convention

Un software PXM dotato di funzionalità di naming convention segna una netta differenza rispetto all’approccio tradizionale “a silos” dei software di Digital Asset Management e Product Information Management.

Una volta centralizzato il patrimonio informativo, infatti, la naming convention associa automaticamente a ogni contenuto multimediale tutti i dati relativi ai prodotti che rappresenta.

SeeCommerce, ad esempio, sulla base di regole e nomenclature configurabili, legge il nome del file e riconosce il prodotto a cui il media viene associato in automatico, abbattendo il lavoro manuale.

Data quality & data transformation

Sempre sulla base di regole configurabili, inoltre, un software PXM trasforma le informazioni centralizzate, arricchendo un prodotto senza che occorra alcuna attività manuale.

Ad esempio, a partire dal codice prodotto, SeeCommerce può desumere numerose informazioni come colore, dimensioni, paese d’origine di produzione, evitando che debbano essere inserite tramite data-entry dispendiosi necessari in ottica di data quality e data transformation.

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Automatic look generation

La Product Syndication può – anzi, dovrebbe – essere molto più che un semplice flusso a cascata di dati e media verso i canali finali. I migliori PXM, tra cui SeeCommerce, permettono di rendere automatica la creazione di look o bundle, molto utili in settori come fashion, food e manifatturiero.

Sulla base di uno o più attributi, il nostro Product eXperience Manager genera automaticamente combinazioni di prodotti preziose per suggerire ai clienti uno o più articoli correlati sui vari touchpoint, favorendo up e cross-selling.

Categorizzazione automatica dei prodotti

Una delle funzionalità più apprezzate di SeeCommerce, sempre in ottica di Product Syndication, è relativa alla categorizzazione automatica dei prodotti.

Sulla base degli attributi di un prodotto e di regole flessibili, il nostro PXM associa ogni articolo a categorie differenti all’interno di brand portal, e-shop e marketplace in cui il brand è presente, dando vita a cataloghi differenziati automaticamente in base ai touchpoint.

Product Feed Management & Media Delivery

In soldoni, la Product Syndication è costituita da due flussi che, nell’approccio di tipo PXM, sono strettamente connessi: il Product Feed Management & Product Media Delivery.

SeeCommerce, in particolare, è dotato di API rapide e semplici da implementare, che garantiscono una propagazione costante ed efficace dei contenuti, da monte a valle, resa particolarmente performante dalla CDN e dalle funzionalità di Dynamic Media Transformation. 

Content Delivery Network

SeeCommerce sfrutta la rete di distribuzione dei contenuti di Amazon (AWS CloudFront) per propagare foto e video di ogni formato alle massime prestazioni, a prescindere dai picchi di traffico di un touchpoint web e dalla posizione geografica dalla quale gli utenti navigano.

Dynamic Media Transformation

Ultima ma non ultima, un’altra funzionalità di SeeCommerce cruciale in ottica di Product Syndication è la Dynamic Media Transformation.

La nostra piattaforma, infatti, adatta in modo dinamico vari attributi di immagini o clipcome il formato, le dimensioni, l’aspect ratio o il colore di sfondo, abbattendo il lavoro manuale altrimenti necessario per ottimizzare ogni asset digitale rispetto alle specifiche richieste dei singoli canali.

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Che ne dici di vedere la Product Syndication all’opera?

Se vuoi approfondire tutte le funzionalità e le potenzialità della syndication di dati e media di prodotti, oltre a scoprire le best practice per il tuo settore di riferimento clicca sul tasto qui sotto: organizzeremo una breve demo per rispondere a tutte le tue curiosità!

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PIM eCommerce: 8 segnali che ti serve davvero

PIM eCommerce: 8 segnali che ti serve davvero

PIM eCommerce: 8 segnali che ti serve davvero

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PIM ed eCommerce, un connubio che spesso rappresenta una combinazione preziosa per raggiungere gli obiettivi di business mantenendo livelli di produttività elevati. Ecco quando!

PIM eCommerce: il ruolo del Product Information Management

In questo blog abbiamo parlato a più riprese di Product Information Management, mettendo anche a confronto software PIM, PXM e DAM. In questo articolo analizzeremo i principali segnali che indicano l’esigenza di adottare un software PIM.  

#1 Dati di prodotto sparsi

275. Seppur in calo, il numero medio di software presenti negli ecosistemi digitali delle aziende (Zylo) è molto alto e spesso genera un’elevata frammentazione delle informazioni.

In ottica PIM eCommerce, ciò si traduce in un’entropia generalizzata di fogli di calcolo, e-mail e note di vario tipo. Tipico contesto in cui – per popolare catalogo prodotti, PDP e PLP – serve molto tempo, si rischiano ritardi e non si ha mai la certezza che i dati siano corretti.

#2 Schede prodotto incoerenti

Un altro segnale che occorre una soluzione digitale per gestire i dati di prodotto.

Specie in contesti multi-canale, la gestione manuale delle informazioni (tramite data-entry o import/export) può facilmente dare vita a incongruenze, derivanti dal disallineamento di contenuti che rappresentano un medesimo prodotto in differenti touchpoint.

Fenomeno di cui ben 3 clienti su 4 si accorgono e che può alimentare resi o penalizzare la CX.

#3 Aggiornare i canali porta via molto tempo

Un altro mal di pancia ricorrente risolto dal binomio PIM eCommerce è relativo all’aggiornamento di dati, descrizioni e contenuti multimediali relativi ai prodotti, specie nei contesti in cui gli articoli ruotano spesso e sono soggetti a stagionalità, come nel caso di Grünland.

Grünland PIM & DAM Digital Ecosystem

#4 Schede prodotto incomplete

Per l’87% di chi acquista online la ricchezza informativa di una scheda prodotto è cruciale per prendere decisioni d’acquisto.

Esigenza che spesso stride nei contesti in cui l’assortimento è ampio e il tempo per generare, aggiornare e pubblicare descrizioni e contenuti multimediali è limitato, spingendo le aziende a una scelta tra il lancio di cataloghi in ritardo o a PDP parzialmente popolate.

#5 Gestire le traduzioni è molto oneroso

Nei casi in cui il business si sviluppi in più mercati geografici, anche tradurre le informazioni di prodotto è una questione che può rivelarsi annosa e cruciale in ottica di PIM eCommerce.

Senza una gestione centralizzata del processo, tradurre i dati può richiedere molto tempo e avvenire tramite ore e ore di lavoro manuale su molteplici fogli di lavoro, favorendo la proliferazione di disallineamenti e richiedendo, una volta completata la traduzione, ulteriori attività di caricamento.  

#6 Scalare su nuovi marketplace è complesso

Un approccio omnicanale, per quanto essenziale per il business, richiede sforzi di adattamento operativi importanti ai team marketing ed e-commerce delle aziende. 

Ogni marketplace, ad esempio, categorizza i prodotti in modo diverso, così come sono diverse le specifiche relativi ai contenuti multimediali (come colore di sfondo, dimensioni e proporzioni di immagini e video).

In assenza di un approccio digitale strutturato di catalog management, approdare su nuovi touchpoint può diventare una sfida molto complessa.  

Campagnolo Digital MarTech Ecosystem wSeeCommerce

#7 Assenza di controllo di versioni e revisioni

Un altro valido motivo per considerare una soluzione PIM per l’eCommerce è relativo al controllo. Nelle aziende di medie dimensioni, infatti, le persone e i team che arricchiscono il bagaglio informativo di prodotto sono numerosi.

Senza un tool per centralizzare e arricchire i prodotti, tracciare chi ha fatto cosa e, se serve, accedere alla versione precedente di un contenuto è nel migliore dei casi… molto difficile.   

#8 Assenza di controllo di versioni e revisioni

A parità di contenuto testuale, le pagine web che contengono un contenuto multimediale come un video hanno una probabilità dell’80% in più di convertire.

In questi casi, senza soluzioni digitali adeguate (su tutte, i software PXM, ancor più che i PIM) l’approvazione e la condivisione dei contenuti rischiano di rallentare a causa di continui scambi destrutturati tramite tool di file sharing (WeTransfer, Dropbox, e così via).  

PIM eCommerce… o software PXM?

Hai ritrovato la tua azienda in queste righe? Ci fa piacere, perché quelle che hai letto sono alcune delle sfide che noi di WARDA abbiamo aiutato a far superare ai nostri clienti.

Come? Con SeeCommerce, il nostro software PXM che evolve il tradizionale approccio PIM, spostando il focus dalla gestione del singolo dato a quella dei cataloghi del brand.

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Digital Asset Management (DAM): cos’è e quando serve

Digital Asset Management (DAM): cos’è e quando serve

Digital Asset Management (DAM): cos’è e quando serve

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Per cosa sta l’acronimo DAM (Digital Asset Management)? Che cosa significa gestire gli asset digitali? Come una piattaforma software DAM può fare la differenza? 

Digital Asset Management: cosa significa l’acronimo DAM

La gestione degli asset digitali (Digital Asset Management) è il termine ombrello che racchiude al suo interno l’insieme di attività aziendali relative ai contenuti multimediali.

In particolare, per asset digitali si intendono foto, video, audio e documenti; la loro gestione include flussi creativi, approvativi, organizzativi e distributivi (verso canali e stakeholder).

A cosa serve la gestione degli asset digitali

Con strategie di posizionamento, promozione e vendita sempre più orientate al web, ormai da tempo i brand hanno affermato la loro presenza online su molteplici canali, come account social, siti ed e-commerce proprietari, marketplace B2C e B2B, portali fornitori o app clienti.

Questi touchpoint sono accomunati dalla presenza di asset digitali.

Scatti fotografici di qualità, video emozionali ma anche manuali d’uso o branded podcast, consentono alle persone di ottenere informazioni, interagire tra loro, fare acquisti consapevoli.

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Gestire gli asset digitali permette di accelerare i processi interni di creazione, approvazione e condivisione, oltre che garantire una diffusione coerente e capillare di media di qualità verso l’esterno.

In estrema sintesi, governando i digital assets si elevano la produttività interna e la qualità della Customer eXperience di ogni utente.

Funzionalità di un software DAM, Digital Asset Management

La gestione degli asset digitali (Digital Asset Management), specialmente in contesti aziendali mediamente strutturati, viene affidata a tool chiamati DAM software.

Si tratta di soluzioni tipicamente cloud erogate in modalità Software as a Service (SaaS), che tra le principali funzionalità permettono di:

  • accelerare la creazione e l’approvazione dei contenuti: grazie all’assegnazione scadenzata di task creativi e di revisione a designer, fotografi e marketer, alla costruzione di flussi approvativi e al monitoraggio dei workflow;
  • organizzare gli asset digitali: archiviando la versione più aggiornata e quelle precedenti all’interno di spazi (es. cartelle) accessibili in modo controllato, tramite ruoli e permessi pre-configurati (Digital Rights Management)
  • distribuire online media aggiornati: in modo che ogni canale web sia allineato.

Team e settori che beneficiano di un software DAM

Va da sé: di un hub di contenuti multimediali beneficiano tutti i dipartimenti aziendali.

Considerata tuttavia la portata di processi quotidiani (di branding e di sales) in cui offre il proprio supporto, sicuramente l’area marketing e il team di vendita sono solitamente i gruppi di lavoro che più traggono vantaggi da una soluzione di Digital Asset Management.

Li seguono, a ruota, l’area IT – alla quale viene garantita una maggiore sicurezza del patrimonio informativo aziendale – e l’area Prodotto, con uno spazio in cui indicizzare e condividere bozzetti, prototipi e rendering.

In termini di settori, premesso che un software DAM offre benefici trasversali, è molto apprezzato da aziende dei mondi fashion & luxury, beauty, retail, arredo & design oltre a quello manifatturiero.

Vantaggi garantiti dal Digital Asset Management

Una strategia (e un software) di Digital Asset Management garantisce numerosi vantaggi:

  • è fonte di verità: un tool DAM centralizza asset digitali sparsi abbattendo il tempo di ricerca di contenuti (grazie anche ai metadati, che ne ampliano la portata informativa) e offrendo sempre certezza di reperire la versione più aggiornata
  • time to market: in un DAM i flussi di lavoro convergono e, molti di essi, vengono automatizzati, accorciando la filiera del contenuto e, di riflesso, abbattendo il tempo necessario per creare e distribuire catalogo prodotti, PDP e PLP
  • brand consistency: un DAM software garantisce che ogni stakeholder (PR, agenzie, utenti web, follower social, clienti B2B, partner commerciali, …) venga raggiunto dalla versione perfetta (e coerente in termini di brand image) di un file.

Si tratta di benefici tangibili per le aziende, come testimonia il continuo incremento del settore del Digital Asset Management e dei software DAM.

Dati sul mercato dei DAM software

Il ruolo strategico del Digital Asset Management è confermato dall’incessante crescita annuale del mercato globale dei DAM software. 

Il fatturato generato dal Digital Asset Management nel 2024 ha superato i 4,5 miliardi di dollari (erano 3,9 nel 2023); stando alle previsioni, nel 2032, sarà 16,1.

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Numeri a parte, la tendenza è più che comprensibile considerati – oltre ai dati citati in apertura – un paio di fattori strettamente connessi al Digital Asset Management.

In primis, l’inarrestabile trasformazione digitale delle aziende a caccia di maggiore produttività, tema caldo specie per le imprese italiane, come evidenziato da Istat.

Nel report ICT 2024, sale infatti la quota di imprese con investimenti programmati in tecnologie cloud nel biennio 2025-26 (29% vs 26% quelle che lo hanno fatto tra il 2021 e il 2024); trend simile anche per le tecnologie di supporto alla vendita online (22% vs 15%).

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A impattare positivamente sul mercato del Digital Asset Management, inoltre, è l’adozione sempre più capillare di tecnologie di intelligenza artificiale e, in particolare, di quella generativa, di testi ma anche di foto, video, audio.

Trend che segnerà un innegabile incremento di asset digitali in circolo, nel web e all’interno delle organizzazioni; in particolare, come conferma McKinsey, proprio nei team più coinvolti nei processi di Digital Asset Management: Marketing, Sales, Product Development e IT.

Perché andare oltre il DAM con un PXM

Le aziende più virtuose stanno andando addirittura oltre il Digital Asset Management.

Un DAM software, come detto, si focalizza sugli asset digitali, adottando quindi un punto di vista interno all’organizzazione. Qualcosa di simile a quanto fatto dai tool di Product Information Management, in cui il focus è relativo ai dati di prodotto.

Si tratta di una visione efficace, senza dubbio, ma parziale.

Da un po’ di tempo a questa parte, non a caso, il punto di vista si sta spostando verso l’esterno delle organizzazioni, verso il cliente e, in particolare verso l’esperienza di prodotto.

Come? Con le soluzioni di Product eXperience Management (PXM software), le quali combinano funzionalità DAM e PIM, moltiplicando i benefici per l’azienda e riducendo i costi IT, grazie a una semplificazione dello stack di software dell’azienda.

Alcune funzionalità chiave di un software PXM

Oltre a funzionalità di Digital Asset Management della sezione Media Library, SeeCommerce è un PXM software perché sposta il focus dal singolo contenuto (o dato) verso i cataloghi e l’interazione con gli utenti web (siti, e-shop, marketplace).

Nel concreto, i dati di un prodotto e tutti i contenuti multimediali che lo rappresentano convergono in un’unica soluzione, azzerando silos e costi per integrare DAM e PIM. 

 

In particolare, sono numerose le funzionalità che consentono di andare oltre un archivio centralizzato di contenuti multimediali del classico software di Digital Asset Management.
Eccone alcune:

  • Associazione prodotto-contenuti e Product Content Syndication.
    I contenuti sono automaticamente correlati ai dati dei prodotti che rappresentano, così la pubblicazione e l’aggiornamento di cataloghi e schede prodotto sono istantanee (e ad altissime prestazioni, grazie alla Content Delivery Network)

 

  • Dynamic Asset Transformation.
    Un software PXM adatta dinamicamente ogni contenuto multimediale, in base ad esempio a formato, dimensioni, colore di sfondo richiesti dai singoli canali web, abbattendo il lavoro di ottimizzazione manuale e garantendo una CX di prestigio

 

  • Condivisioni a partner.
    Non solo i touchpoint B2C beneficiano di un approccio di tipo PXM, ma anche i partner B2B e, in generale, gli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione. Come? Con varie funzionalità, una su tutte è Brand Portal.

Campagnolo and SeeCommerce Success Case

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